Il progetto “Sistema Spazio Giallo in Rete 3” nasce in continuità con l’esperienza sviluppata da Bambinisenzasbarre nei contesti penitenziari lombardi, con l’obiettivo di portare al centro dell’intervento la relazione tra genitore detenuto e figli, riconoscendola come diritto fondamentale del bambino e responsabilità condivisa tra istituzioni e comunità.
In Lombardia, come nel resto d’Italia, molte persone detenute sono genitori. La detenzione, è vissuta prevalentemente come esperienza individuale, mentre il suo impatto sul nucleo familiare – e in particolare sui figli – rimane spesso ai margini dell’attenzione dei servizi. I minori coinvolti, loro malgrado, vivono una separazione forzata che può generare fragilità emotive, difficoltà relazionali e isolamento sociale, mentre i genitori detenuti si confrontano con la difficoltà di mantenere il proprio ruolo genitoriale in condizioni estremamente limitanti.

Il progetto interviene in questo nodo, riconoscendo il bisogno di sostenere la continuità del legame affettivo durante la detenzione e di accompagnare l’intero nucleo familiare in un percorso di tutela e ricostruzione della relazione. In questa situazione, il Sistema Spazio Giallo si configura come un modello integrato di intervento che connette il carcere, i detenuti, le loro famiglie e il territorio, promuovendo un approccio che tiene insieme dimensione affettiva, relazionale, educativa e istituzionale.

Le azioni del progetto si articolano in un insieme coordinato di interventi:
- Rafforzamento degli Spazi Gialli negli istituti penitenziari lombardi (San Vittore, Bollate, Opera, Bergamo, Brescia, Lodi, Varese, Como): accoglienza, accompagnamento e mediazione prima, durante e dopo i colloqui tra genitori detenuti e figli.
- Sostegno alla genitorialità in carcere: percorsi individuali e di gruppo per madri e padri detenuti, con l’obiettivo di mantenere o ricostruire il legame con i figli.
- Supporto ai caregiver in libertà: sportelli di ascolto, consulenza e accompagnamento per i familiari che si prendono cura dei minori.
- Attività per bambini e ragazzi: laboratori espressivi, teatrali e “gruppi di parola” per favorire l’elaborazione della separazione dal genitore e sostenere il benessere emotivo.
- Presa in carico multidisciplinare dei nuclei familiari più fragili: interventi integrati in raccordo con servizi sociali, sanitari e giustizia minorile.
- Interventi in esecuzione penale esterna: accompagnamento delle famiglie nel rientro sul territorio e nel reinserimento sociale.
- Servizi di supporto a distanza (“Telefono Giallo”): ascolto e orientamento per detenuti, familiari e operatori.
- Azioni di sensibilizzazione e prevenzione: incontri nelle scuole e attività sul territorio per promuovere una cultura consapevole sul tema.
- Costruzione e consolidamento della rete: tavoli istituzionali, comunità di pratiche e strumenti condivisi di monitoraggio e valutazione.
Accanto agli interventi diretti, il progetto promuove quindi una presa in carico integrata e continuativa, capace di accompagnare le famiglie nelle diverse fasi della detenzione e oltre.
“Sistema Spazio Giallo in Rete 3” si realizza grazie a una rete articolata di partner: Associazione Bambini senza sbarre Ets, Cooperativa Lotta Contro l’Emarginazione, Associazione Loscarcere, Associazione Carcere e Territorio di Brescia Odv, C.I.A.O. Un ponte tra carcere famiglia e territorio, Cooperativa di Bessino.

Nel progetto sono anche coinvolti partner istituzionali locali e regionali: Amministrazione della Giustizia: Direzioni degli istituti penitenziari, UEPE e UIEPE; Sistema penitenziario: personale educativo e polizia penitenziaria; Servizi territoriali: servizi sociali comunali, tutela minori, servizi sociosanitari (consultori, UONPIA, SerD); Enti locali e istituzioni: Comune di Milano e altri enti coinvolti nei tavoli di governance territoriale; Reti territoriali e comunità di pratiche: Polo Territoriale Milanese e altre progettualità regionali integrate.
Il progetto si inserisce così in un quadro più ampio di interventi territoriali, integrandosi con i servizi già attivi e contribuendo a rafforzarne l’efficacia attraverso un focus specifico sulla genitorialità in carcere. Il riferimento alla “Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti” (vedi qui) orienta tutte le azioni progettuali, promuovendo una cultura che riconosce i bambini come soggetti di diritto, anche quando attraversano l’esperienza della detenzione di un genitore.
L’obiettivo è duplice: da un lato sostenere il benessere dei minori e delle loro famiglie, evitando che il carcere produca fratture irreparabili nei legami affettivi; dall’altro contribuire a un cambiamento più ampio, capace di incidere sul sistema sociale e istituzionale, prevenendo la marginalità e favorendo percorsi di inclusione e responsabilità condivisa.
