Sistema Spazio Giallo in rete 3, storie di legami che resistono al carcere

Accompagnamento, colloqui individuali e Spazio Giallo: tre modi in cui le operatrici di Bambinisenzasbarre sostengono ogni giorno il legame tra genitori detenuti e figli.

Il progetto “Sistema Spazio Giallo in Rete 3” nasce in continuità con l’esperienza sviluppata da Bambinisenzasbarre nei contesti penitenziari lombardi, con l’obiettivo di portare al centro dell’intervento la relazione tra genitore detenuto e figli, riconoscendola come diritto fondamentale del bambino e responsabilità condivisa tra istituzioni e comunità.

Dietro ogni numero del progetto “Sistema Spazio Giallo in rete 3” ci sono volti, disegni, attese e piccoli gesti quotidiani che raccontano quanto sia vivo il bisogno dei bambini di mantenere un legame con il proprio genitore detenuto. Le operatrici psicopedagogiche di Bambinisenzasbarre lo incontrano ogni settimana negli istituti lombardi, attraverso tre linee di intervento che si intrecciano: l’Accompagnamento dei minori ai colloqui, i Colloqui individuali con i genitori detenuti e l’accoglienza quotidiana nello Spazio Giallo.

L’albero della Famiglia un disegno realizzato nello Spazio Giallo di Bambinisenzasbarre nell’attesa di incontrare il genitore detenuto

Nell’Accompagnamento, l’operatrice non si limita a condurre il bambino fino alla sala colloqui: prepara l’incontro, ne raccoglie le emozioni prima e dopo, e resta un punto fermo quando emergono fatiche difficili da dire agli adulti di casa. È il caso di G., dieci anni, che confida di sentire la mancanza delle telefonate con il padre, sospese da un mese. Prima ancora che lui arrivi, la bambina sistema già le sedie del tavolo, indicando dove si siederà lei e dove il papà, immaginando persino di sedersi in braccio a lui: un gesto minuto che dice tutto il desiderio di quell’incontro. Durante il colloquio emerge un tema delicato: il padre le ha scritto diversi messaggi nell’ultimo mese, ma lei non ha mai potuto rispondere. Più tardi, mentre si allontana un momento dal tavolo, G. si ferma a parlare con l’operatrice e le confida di sentirsi agitata per quella situazione: vorrebbe rispondere al papà, ma teme che la mamma se la prenda se lo scoprisse. L’operatrice l’ascolta, la rassicura e le spiega che può scegliere lei, con i suoi tempi, cosa raccontare o non raccontare alla madre, e che restare in silenzio su questo non significa tradire nessuno dei due. Lo stesso accade in un altro accompagnamento, quando la piccola racconta di chiamare a volte “papà” anche il compagno della madre, ma teme di ferire il padre biologico raccontandoglielo: l’operatrice le spiega che può voler bene a entrambi, senza dover scegliere né confondere i ruoli.

La gita in montagna con mamma e papà

Nei Colloqui individuali con i genitori detenuti, le operatrici Angela e Martina aiutano spesso i padri e le madri a capire cosa possono fare, concretamente, per restare vicini ai figli anche a distanza. Un padre di tre figli, incontrato per un aggiornamento periodico, racconta la preoccupazione di non riuscire a ottenere il consenso della madre per il prossimo laboratorio, perché lei non è più reperibile; l’operatrice lo aiuta a pensare a chi, in famiglia, potrebbe fare da tramite – una nonna, una zia, una persona di fiducia capace di parlare con la madre e sbloccare la situazione. Un altro papà, che da mesi non riesce a vedere una delle sue due figlie per volontà della madre, viene accompagnato in un percorso graduale: un primo contatto mediato con l’altra madre, nell’interesse della bambina, mentre nel frattempo può rafforzare il legame con il figlio più piccolo, con cui gli incontri proseguono regolarmente.

“Il Cervo Arcobaleno” realizzato da una bambina nello Spazio Giallo di Bambinisenzasbarre

Lo Spazio Giallo, infine, è il luogo in cui tutto questo prende forma nei gesti più semplici: un foglio, dei pastelli, un’attesa che diventa meno pesante. Durante un Open Day condotto da Benedetta, i detenuti presenti raccontano in prima persona la propria condizione di genitori: c’è chi non ha ancora conosciuto la propria bambina perché la madre teme possa sviluppare pensieri negativi su di lui, e chi vede la propria figlia piangere a ogni saluto ma continua comunque a incontrarla, convinto che la presenza conti più della paura. Nello Spazio Giallo di San Vittore, una bambina di undici anni, abituale frequentatrice dei laboratori, disegna con entusiasmo un supereroe da regalare al padre e, prima di andare via, chiede all’operatrice di conservare un secondo disegno per “gli altri bambini che verranno dopo di lei”: un gesto minuto che racconta quanto lo Spazio Giallo sia percepito come una casa condivisa.

È in questi episodi, più che nei numeri, che si misura il valore del progetto: la capacità delle operatrici di Bambinisenzasbarre di essere presenza costante e competente accanto a famiglie che il carcere ha separato, perché quel legame, per quanto messo alla prova, possa continuare a crescere.

L’intervento Sistema Spazio Giallo In Rete 3 è realizzato nell’ambito delle iniziative promosse nel quadro della Politica di Coesione 2021-2027 ed in particolare del Programma Regionale cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus. Per maggiori informazioni www.fse.regione.lombardia.it

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