Riconnessioni: da quando il papà varca la soglia del carcere al suo ritorno a casa

Un progetto che accompagna i bambini, i loro genitori e le loro famiglie lungo tutto il tempo della detenzione, a San Vittore, Opera e Bollate

Prima di entrare in carcere, un bambino non sa quasi mai cosa lo aspetta. Ci sono i controlli, le porte che si chiudono, gli sguardi degli adulti, e in fondo un papà o una mamma che forse non vede da giorni, da settimane. È un ingresso che, se nessuno lo prepara, rischia di diventare per il bambino un trauma che fa della visita al genitore detenuto un momento da evitare.

È da questo momento che, a febbraio 2026, ha preso il via “Riconnessioni: dal primo incontro in carcere per i bambini al reinserimento sociale dei detenuti – un ponte tra famiglia, territorio e libertà”, il nuovo progetto di Bambinisenzasbarre, sostenuto dall’8 per Mille della Chiesa Valdese. Lo scopo è non lasciare sola la relazione tra genitori e figli in nessuna delle fasi della pena: quando comincia, durante la detenzione, quando volge al termine. Ripercorre, in sostanza, il cammino che una famiglia compie dentro il circuito penitenziario, e lo fa nei tre istituti milanesi di San Vittore, Opera e Bollate, adattando il proprio intervento ai bisogni di ciascun momento.

La prima visita: un incontro che si prepara. Chi viene arrestato e attende il giudizio, come accade a San Vittore, è spesso separato dai propri figli all’improvviso, senza il tempo di spiegare, di salutare, di capire. Il primo colloquio è un passaggio delicato per tutti: per il bambino, per l’adulto che lo accompagna, per il genitore che lo aspetta dall’altra parte.

Il Colloquio individuale. Uno spazio riservato dove il genitore detenuto può parlare delle proprie difficoltà e delle relazioni familiari

Per questo, il 20 marzo 2024, il Tribunale di Milano e Bambinisenzasbarre hanno firmato un Protocollo d’Intesa che a oggi non ha uguali in Italia. Quando rilascia ai familiari il permesso di visita, il Tribunale li informa che possono rivolgersi gratuitamente all’associazione. Grazie a questo passaggio Bambinisenzasbarre incontra la famiglia quando la visita non è ancora iniziata: ascolta le paure del bambino, risponde alle sue domande, gli racconta con parole adatte alla sua età quello che vedrà, e sostiene anche chi lo accompagna.

L’obiettivo è concreto: che il primo incontro avvenga davvero, e che avvenga nel modo meno traumatico possibile. Perché quando un bambino smette di andare a trovare il genitore per paura, o perché nessuno lo ha preparato, un legame si spezza. Le ricerche indicano che un legame interrotto pesa sul futuro di entrambi: aumenta il rischio di recidiva del genitore una volta libero e quello che il figlio ripercorra la stessa strada.

Durante la detenzione: ascoltare, e dare parole. Superata la prima visita, la relazione ha bisogno di essere alimentata giorno dopo giorno. In ciascuno dei tre istituti i genitori che lo desiderano, o che vengono segnalati a Bambinisenzasbarre dall’équipe educativa che opera all’interno del carcere, possono chiedere colloqui individuali per affrontare le difficoltà legate al loro ruolo: come dire la verità ai figli, come gestire le tensioni con l’altro genitore, come muoversi con i servizi sociali, come restare presenti nella loro crescita, tutte azioni organizzate e gestite dall’associazione.

Accanto ai colloqui c’è un’esperienza di natura diversa: il gruppo di parola. È uno spazio in cui i genitori detenuti si ritrovano, una volta al mese, per parlare di ciò che significa essere padre o madre da dietro le sbarre. Il gruppo si concentra in particolare sul rapporto tra padre e figlio, e prepara all’incontro senza la mediazione della madre. Non è un’attività a cui si aderisce per caso: a chi chiede di partecipare si domanda una forte motivazione e la garanzia di esserci per tutto il percorso, perché soltanto un gruppo che resta unito può diventare un luogo di fiducia e interrelazioni. Per molti è la prima occasione di assumersi con costanza un impegno delicato, e proprio per questo il gruppo ha anche un valore trattamentale e trasformativo.

I temi nascono dal confronto tra i partecipanti e i conduttori (operatrici di Bambinisenzasbarre), e tornano spesso: la verità narrabile, cioè che cosa e come raccontare ai figli; l’assenza; il giudizio che i figli possono dare; la propria esperienza, un tempo, di bambini con un padre in carcere; la preparazione, e poi la rielaborazione, attuata con incontri successivi nei i cosiddetti colloqui riservati (portati avanti da altri progetti).

Nei Gruppi di parola, infatti, non sempre le parole arrivano facilmente. Per questo, i colloqui riservati (detti anche laboratori tra papà e figli), affiancano alla parola il disegno e la scrittura, strumenti che aiutano il genitore a entrare in contatto con le proprie emozioni e a prendere confidenza col proprio figlio.

Il rientro: quando la pena finisce, la famiglia ricomincia. Uscire dal carcere non significa tornare alla vita di prima. Permessi premio, misure alternative, allargamento dell’art. 21 e fine pena riportano il genitore in una famiglia che nel frattempo è cambiata: i figli sono cresciuti, gli equilibri si sono spostati, e con loro anche i ruoli. È un passaggio che si può affrontare, pur con fatica, e proprio qui il sostegno diventa decisivo.

La Casa Gialla, un luogo dove potersi ritrovare al di fuori del carcere

Ai genitori di Bollate e di Opera prossimi al rientro, su segnalazione del carcere, viene proposta una consulenza psicopedagogica, un servizio che l’associazione svolge da oltre vent’anni negli istituti italiani. Per chi sta per uscire il percorso è individuale, e serve a preparare e rielaborare gli incontri con i figli fuori dal carcere; per chi è già in misura alternativa la consulenza è prevalentemente di gruppo, e accompagna il ritorno in famiglia e la ricostruzione dei nuovi equilibri.

Un luogo fuori dal carcere per ritrovarsi. A volte manca perfino il posto dove stare insieme. Un genitore in permesso può avere l’autorizzazione a trascorrere del tempo con il figlio, ma non avere una casa, o le risorse per portarlo in una ludoteca o al cinema. Per questi casi, all’interno della Casa Gialla, sede di Bambinisenzasbarre Milano, è stato allestito lo Spazio Famiglia: una stanza riservata, in una zona centrale e facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, dove giocare, leggere un libro, stare semplicemente insieme, con l’aiuto di un operatore quando serve. Lo spazio è aperto anche ad altri genitori in difficoltà che desiderano un sostegno qualificato nel gestire la relazione con i figli.

La Casa Gialla è un edificio storico confiscato alla criminalità organizzata e assegnato all’associazione dall’ANBSC, l’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati, al termine di un bando pubblico. Uno spazio nato dal riscatto di un bene illegale, oggi aperto a chi cerca di riallacciare i legami.

Perché per un bambino, la differenza la fa spesso proprio questo: che qualcuno, in ogni tappa, si sia occupato del suo legame con mamma o papà.

Il progetto “Riconnessioni” è realizzato anche grazie al contributo dell’8 per Mille della Chiesa Valdese.

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