Il racconto della partita
Grande trambusto nelle carceri milanesi, ma i bambini vincono sempre
Tra il carcere di Opera e quello di San Vittore, entrambi a Milano, sono state giornate molto intense e imprevedibili con avvenimenti che hanno portato molta agitazione e situazioni di emergenza a livello di detenuti, quindi di molti dei “nostri” papà. Intatti il 7 dicembre, c’è stata l’evasione di un detenuto da Opera, con il classico antico metodo di segare le sbarre della cella e calarsi fuori con delle lenzuola annodate. Le conseguenze sulla vita dei detenuti sono state forti e in crescendo. Ed eccoci alle novità del giorno: l’evasione ha determinato non piccoli cambiamenti in tutte le strutture del carcere, come ci raccontano poi papà nel corso della mattinata.
Contemporaneamente arrivano le ultime notizie che riguardano il carcere di San Vittore con due incendi, di notte, potenzialmente devastanti, e il trasferimento nella notte di 270 detenuti in altre carceri di Italia. Ci vorrebbe forse un “numero verde” per le famiglie per capire come si fa a capire gli spostamenti dei detenuti e poi sarebbe di aiuto il nostro “telefono giallo” per dare supporto e incoraggiamento ai familiari coinvolti e, di rimando, per rassicurare i figli.

Dunque, grande agitazione generalizzata, ispezioni minuziose nelle celle, cambiamenti di reparto dei detenuti, limitazioni nelle ore straordinarie di visita per i figli, arrivo di nuovi agenti, visita dell’ex direttore.
Nonostante questo contesto molto critico la “nostra” Partita con mamma e papà è stata in piena crescita, sabato scorso, 13 dicembre nel carcere di Milano Opera. Ma tutta questa atmosfera pesante, molto percepibile, dalle 11 in poi cambierà di colpo. I bambini trasformano tutto (ai loro occhi, ai nostri e di molti agenti).
Inizia la seconda parte “magica” dell’incontro e i bambini non vedono l’ora di incontrare i papà. Come sempre mamme e figli sono stati accolti, dopo il loro ingresso in carcere, nel nostro Spazio Giallo per le ultime considerazioni sull’evento e poi tutti in palestra per una Partita con mamma e papà veramente molto “vissuta” con gioia e felicità per i papà, le mamme e i figli.
Sicuramente non uguale è lo stato d’animo delle mamme, soprattutto per la molto lunga attesa all’ingresso, prima dello Spazio Giallo. Arrivo 8,30 – 9,00 con sveglia qualche ora prima, poi la lunga attesa, la stanchezza, il nervosismo e qualche urlo dei bambini più piccoli. Un’ora e mezza, due ore di attesa. Incertezza e poche spiegazioni perché molti agenti sono “nuovi” e in attesa di istruzioni, che cambiano a seconda delle procedure richieste da vari comandanti che arrivano.

Poi perquisizioni sufficientemente “leggere”, ma anche, per la prima volta, per i tre operatori di Bambinisenzasbarre presenti (io e Marco, oltre a Maria, impegnata dalle 8, a capire le novità del giorno, all’ingresso e in palestra) e per i volenterosi scout, nostri partner, che staranno con noi, animando con molta attenzione, intelligenza e capacità di relazione le attività legate alla partita di calcio.
Controlli nelle autorizzazioni (es. macchina fotografica), controlli nel materiale di disegno portato (apertura di ciascuna scatola di colori e pennarelli, per fortuna portate, per coincidenza, nuove, se sono usate vengono buttate via).
Agenti comunque sempre abbastanza gentili, anche se un po’ spaesati. Ne hanno ruotati molti, a causa dell’evasione. Io devo lasciare tutto dalla catenina al collo, al portafoglio, alle chiavi, al tesserino dei mezzi pubblici. L’essere in tanti e con la mamma e i fratelli, anche se scortati e accompagnati da non pochi agenti, alcuni in borghese e già visti in altre occasioni, non diminuisce la concentrazione e la voglia di arrivare a incontrare il papà. Poi l’ultimo corridoio e l’accesso con i cancelli, ancora con le sbarre, che si apre.

Sicuramente l’entrata di tanti bambini trasforma i luoghi del carcere, in particolare la grande palestra, non solo per il numero dei partecipanti: 15 papà, 14 mamme e una nonna, 40 bambini, ma soprattutto per la capacità e naturalezza dei bambini di vivere pienamente 4 ore di emozioni, corse, impegno, goal e parate, passaggi e scambi di palla, con i piedi (calcio) e con le mani (pallavolo), e, soprattutto abbracci, sguardi di intesa e di tenerezza, coccole. Legami che si rafforzano. Questo è l’intento.
E poi anche mangiare insieme alla stessa tavola: pizza, panini, dolci e altri cibi ordinati allo spaccio del carcere dagli stessi papà.
Come erano in realtà i luoghi trasformati (quando i bambini entrano in carcere, lo trasformano sempre e comunque) dai bambini e riempiti dall’affetto dei grandi? La palestra era fredda, molto fredda, senza riscaldamento, le pareti alte, in cima avevano delle finestre non grandi e con le sbarre (da cui si poteva capire che fuori era una giornata di sole), sbarre anche all’ingresso dove siamo arrivati attraversando parecchi corridoi, con sbarre che ti accompagnano a ogni lato, con materiale vario tipo magazzino, postazioni di computer e un tavolo grande all’entrata (probabilmente per il prossimo pranzo di Natale con chef stellati, che fortunatamente ai bambini non interessano).
Ovviamente ci sono altre considerazioni e riflessioni più puntuali da condividere, sulla centralità dei bambini, bisogni e diritti, Spazi Gialli e partite e laboratori. Tutto da riflettere anche con occhi “nuovi” il più possibile immedesimandosi sempre con quelli dei bambini.
Fiorenzo Fioretta
Calendario Partita con mamma e papà 2025
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