LO SPAZIO GIALLO NELLE CARCERI DI NAPOLI

Continua il progetto Sistema Spazio Giallo di Bambinisenzasbarre a Napoli attuato nei due istituti penitenziari del capoluogo campano Secondigliano e Poggioreale.

Il progetto rientra nel piano di potenziamento e diffusione nel Sud Italia delle attività che sono state sperimentate nelle carceri della Lombardia, dove da oltre 10 anni è attivo il Sistema Spazio Giallo, modello di accoglienza e ascolto dedicato ai bambini per tutelare i legami familiari durante la detenzione di uno o entrambi i genitori.

Il Sistema Spazio Giallo è un modello di buone pratiche che seguendo le linee guida della“Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti” e grazie alla collaborazione con il Ministero della Giustizia, può essere replicato su tutto il territorio nazionale e nelle istituzioni penitenziarie di tutti i livelli.

Lo Spazio Giallo del carcere di Secondigliano

Lo Spazio Giallo, ideato da Bambinisenzasbarre Ets, è un luogo fisico e relazionale dedicato a bambini, e ai loro accompagnatori (soprattutto le madri), presente in varie carceri italiane (il primo è stato avviato a San Vittore, Milano, nel 2005).

Lo spazio è in genere allestito nella sala d’attesa dell’area colloqui del carcere. L’area è pensata non esclusivamente per l’accoglienza del bambino, ma anche dell’adulto; sono previste, infatti, delle panchine e delle sedute per far sì che anche gli adulti accompagnatori vi sostino all’interno.

Lo Spazio Giallo è dunque luogo di accoglienza e preparazione all’incontro con il genitore/parente detenuto per bambini e famiglie, ma anche luogo di prese in carico da parte delle professioniste di Bambinisenzasbarre, dove costruire nel tempo relazioni di sostegno e accompagnamento alla difficile esperienza dell’incontro in carcere e dove far decantare le conseguenze anche emotive della separazione dal genitore detenuto.

Le attività laboratoriali attive nello Spazio Giallo

Nello Spazio Giallo i bambini vengono accolti e affiancati fino al colloquio, i genitori o adulti di riferimento vengono ascoltati nei loro bisogni e nella loro esigenza di confronto.

Il progetto consente di:

  • mantenere e potenziare lo Spazio Giallo e le attività già presenti a Napoli Secondigliano una volta a settimana;
  • potenziare l’attività d’accoglienza dello Spazio Giallo di Poggioreale passando da una volta al mese attuale a una volta a settimana.
  • garantire i “Gruppi di parola” momento di confronto tra genitori detenuti che condividono difficoltà e momenti critici della loro condizione detentiva in relazione al rapporto genitore detenuto-figlio e prepara all’incontro con i figli e i famigliari.

L’azione vuole potenziare l’attività a Napoli, passando dai 12 incontri annuali attuali (6 a Poggioreale e 6 a Secondigliano) ai 40 futuri (20 a Poggioreale e 20 a Secondigliano).

Azione qualificante è poi il “Colloquio Riservato”, un incontro riservato tra genitore detenuto e figlio in cui la relazione si può esprimere senza la presenza-interferenza di altri parenti adulti solitamente presenti ai colloqui ordinari. È una modalità efficace per sostenere la relazione genitoriale e in grado di rispondere all’esigenza dei minori di stabilire una relazione diretta ed esclusiva con il genitore detenuto e non solo con quello con cui vive.

Nello Spazio Giallo i bambini si preparano a incontrare il genitore detenuto

Il colloquio riservato sarà attivato nei due istituti di Napoli, secondo queste modalità: due colloqui mensili di tre ore l’uno.

I beneficiari diretti di queste azioni sono in totale 350 (205 bambini, figli di genitore detenuto, e 145 genitori detenuti). Beneficiari indiretti sono tutte le persone che vivono a stretto contatto con la famiglia colpita dall’evento della carcerazione di un suo componente e le comunità di riferimento dei detenuti, che potranno trarre vantaggio della riduzione del tasso di recidiva del detenuto e della prevenzione del rischio di devianza e criminalità per il figlio.

I bambini possono trasformare e umanizzare l’istituzione carceraria, costringendola a prendere in considerazione la loro presenza, se pure paradossale, e quindi attrezzarsi per accoglierli. Questa trasformazione ricade anche positivamente sulla qualità della vita del genitore detenuto.

Un disegno realizzato da padre e figlia, durante il colloquio riservato

Con il presente progetto si vuole applicare nel Sud Italia la ”Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti”, il primo documento al mondo a tutelare questo gruppo di bambini, trasformando i loro bisogni in diritti ed esigendo dalle istituzioni che se ne facciano carico, tanto da diventare un modello per altri Paesi.

Il progetto di Bambinisenzasbarre è realizzato nei due Istituti penitenziari napoletani grazie al contributo dell’8 per Mille della Chiesa Valdese.

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