“Famiglia Cristiana”, se in carcere c’è mamma o papà”

La giornalista Elisa Chiari scrive, in occasione del Giubileo dei carcerati del 14 dicembre, un articolo di copertina su Famiglia Cristiana dedicato ai figli dei genitori detenuti e a Bambinisenzasbarre, che da un quarto di secolo lavora nelle carceri italiane per i loro diritti.

Un impegno che mette al centro il diritto di questi bambini ad essere liberi dallo stigma e dall’esclusione sociale e il loro bisogno di crescere mantenendo il legame fondamentale con il genitore in carcere, come previsto dalle convenzioni internazionali. Questo tema, spesso “silenziato”, entra in oltre 180 mila famiglie italiane grazie al settimanale delle Edizioni San Paolo, e racconta i 100 mila bambini italiani, figli di genitori detenuti, che la società preferisce non vedere.

Nel cuore dell’articolo, Chiari ricorda che questi bambini, spesso tra 0 e 6 anni, varcano i cancelli di un carcere per incontrare un genitore detenuto, per lo più il padre. Attraverso interviste fatte a Bambinisenzasbarre, ricostruisce l’impatto di questo ingresso fino ai primi anni Duemila: sale d’attesa affollate e rumorose, altoparlanti che chiamano i colloqui, esplosioni di rabbia e disperazione, pistole alla cintura degli agenti all’altezza dei loro occhi. Un ambiente ostile perfino per un adulto, tanto più per un bambino.

Gli “Spazi Gialli”: dal disagio all’accoglienza
Per raccontare come le cose stiano cambiando, Chiari descrive la nascita degli “Spazi Gialli” creati da Bambinisenzasbarre, nati proprio dall’osservazione di questo disagio.

La giornalista intervista Lia Sacerdote, analista-filosofa, presidente e fondatrice di Bambinisenzasbarre, che spiega come, fra le tante azioni e progetti, l’associazione trasformi porzioni di ambienti delle carceri in luoghi accoglienti e silenziosi, come gli Spazi Gialli siano a misura di bambino e la presenza di operatrici specializzate (psicologhe e psicopedagoghe). Oggi, racconta Chiari, gli Spazi Gialli sono circa venti nelle carceri italiane, con altri in apertura.

La giornalista dà poi la parola agli arte-terapeuti Stefania Benvenuti e Fiorenzo Fioretta, che spiegano come il giallo, colore solare e rasserenante, contrasti con il grigio dominante del carcere. A un primo sguardo, libri, disegni, giochi e colori potrebbero far pensare a una ludoteca ma, riportando le parole di Sacerdote, la giornalista sottolinea la funzione più profonda: lo Spazio Giallo è un ammortizzatore emotivo.
È qui che i bambini, accompagnati da operatori esperti, possono far decantare la tensione sia all’ingresso – quando affrontano un ambiente difficile e sconosciuto – sia all’uscita, nel momento delicato del distacco dal genitore che resta “dentro”.

La Carta dei diritti, un unicum in Europa
Famiglia Cristiana ricorda poi un passaggio cruciale del lavoro di Bambinisenzasbarre – nella sua attenzione e cura di questo gruppo a rischio sociale – quando, nel 2014, crea la “Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti”, firmata dall’associazione con il Ministero della Giustizia e il Garante per l’infanzia, una Carta unica in Europa.
Chiari spiega che la Carta, in linea con la Convenzione ONU, sancisce il diritto dei bambini a non assorbire lo stigma del carcere e a non sentirsi condannati a ripeterne il destino.

Nell’articolo, Chiari racconta che il lavoro dell’associazione non si ferma alla sala d’attesa: gli operatori entrano nelle sezioni per lavorare con madri e padri detenuti, creando spazi di incontro riservati esclusivamente ai figli. La giornalista intervista Edoardo Fleischner, responsabile delle relazioni internazionali di Bambinisenzasbarre e referente per la rete europea COPE, che le spiega come, nei colloqui “normali”, il rischio sia che i bambini restino sullo sfondo: viene dato loro un gioco perché stiano tranquilli, mentre a parlare – magari litigando – sono solo gli adulti. I piccoli respirano comunque la qualità, buona o cattiva che sia, della relazione tra i genitori durante il colloquio tradizionale.

Chiari descrive quindi il laboratorio sperimentale del carcere di Opera, dove il disegno diventa un facilitatore di comunicazione. Fioretta le racconta che gli educatori intervengono il meno possibile, lasciando che sia il genitore detenuto a guidare il dialogo: per il bambino è essenziale vederlo nel suo ruolo, capace di contenerlo anche quando fa confusione. Nei disegni, riferisce la giornalista, le sbarre compaiono spesso, segno di quanto il carcere abiti l’immaginario dei piccoli; ma proprio quei fogli permettono di esprimere paure e desideri e di mantenere il filo del rapporto. Quando è possibile, padri e figli continuano a scambiarsi disegni via mail, e molti vengono appesi negli spazi dei laboratori.

Per mostrare come il pregiudizio possa essere interrotto, Chiari racconta anche il lavoro nelle scuole. L’associazione Bambinisenzasbarre entra nelle classi per parlare degli Spazi Gialli e del diritto dei bambini a mantenere il legame con il genitore detenuto. In una scuola media, riferisce la giornalista citando ancora Fleischner, un ragazzo alla fine dell’incontro commenta: «Anch’io avrei tanto bisogno di uno Spazio Giallo così per far scendere la tensione nel dialogo con la mia famiglia». Un’osservazione che, sottolinea Chiari, dimostra come il linguaggio dei diritti dei figli di detenuti parli in realtà a tutti i bambini.

 “Parole di speranza”, la campagna che Chiari segnala ai lettori

Nella parte conclusiva dell’articolo un box segnala la campagna solidale “Parole di speranza”, lanciata dal Gruppo San Paolo proprio in occasione del Giubileo dei detenuti del 14 dicembre. Si spiega come i lettori possano sostenere i detenuti e le loro famiglie donando un abbonamento a Famiglia Cristiana ai padri e alle madri in carcere: un modo semplice per offrire parole di speranza e un’informazione positiva a chi cerca di lasciarsi alle spalle un passato difficile.

Per ogni abbonamento attivato, il Gruppo aggiunge un abbonamento a Il Giornalino, così che i genitori possano condividere con i figli, durante i colloqui in carcere, momenti di gioco e lettura sulle stesse pagine. Si ricorda inoltre che è possibile donare libri acquistandoli nelle librerie San Paolo: riviste e volumi frutto della generosità dei lettori vengono consegnati agli istituti penitenziari in collaborazione con Bambinisenzasbarre, che da oltre vent’anni difende i diritti dei figli delle persone in carcere. Un gesto concreto per essere accanto ai 100 mila bambini che ogni anno attraversano un portone blindato per poter abbracciare, almeno per un’ora, la loro mamma o il loro papà.

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