Bambinisenzasbarre ha partecipato alla 30a Conferenza dei direttori dei servizi penitenziari e di libertà vigilata (CDPPS) del Consiglio d’Europa che si è concentrata sul ripensamento delle sanzioni penali e sul miglioramento delle condizioni delle popolazioni vulnerabili, con particolare attenzione ai figli di genitori detenuti (Cracovia, 24-25 settembre).
La 30a CDPPS ha riunito oltre 150 partecipanti di alto livello provenienti da tutta Europa e oltre, tra cui direttori dei servizi penitenziari e di libertà vigilata, rappresentanti dell’Unione Europea, delle Nazioni Unite, di EuroPris, ICPA, CEP e ricercatori di spicco. Il tema generale – “Possiamo allontanarci dall’uso eccessivo delle sanzioni penali?” – ha fatto da cornice a due giorni di sessioni plenarie e quattro workshop mirati.

Plenaria di apertura: un appello alla riforma
La conferenza si è aperta con il discorso di benvenuto del colonnello Renata Niziołek, che ha sottolineato l’importanza della dignità umana e dell’innovazione nei sistemi penali.
Il ministro della Giustizia polacco Waldemar Żurek ha proseguito con un discorso programmatico che ha sottolineato l’evoluzione della filosofia della giustizia in Polonia, indicando anche una filosofia di fatto universale:
“La giustizia deve essere riparativa, non solo punitiva. Siamo qui per ripensare il ruolo della detenzione nelle nostre società.
Le osservazioni de ministro Żurek hanno dato il tono a una conferenza che ha cercato di trovare un equilibrio tra sicurezza e umanità, dati ed empatia, politica ed esperienza vissuta.
Particolare attenzione da parte di tutti i convenuti è stata riservata al seminario “Bambini con genitori detenuti”.
Questo workshop, co-moderato da Danijela Mrhar Prelič (Slovenia) e da Carla Ciavarella (Italia) che ha affrontato le conseguenze spesso trascurate della detenzione sui bambini, affermando fra l’altro che “Il genitore detenuto attraverso l’esperienza dell’incontro con i propri figli, può trovare elementi utili, fattori di spinta, per il suo percorso di recupero sociale. Il carcere acquista così anche un tratto più umano, uno degli elementi fondanti del proprio compito istituzionale, che contamina anche il personale penitenziario.
È questa la prima volta nei trent’anni di conferenze CDPPS che diventano tema di riferimento i figli di genitori detenuti, col loro diritto al mantenimento del legame genitoriale, un diritto da rispettare e gestire anche in carcere, attivando progressivi cambiamenti sistemici.
La sessione ha presentato le opinioni di ONG, psicologi ed esperti di politica, tra cui:
Edoardo Fleischner, responsabile della comunicazione dell’Associazione Bambini Senza Sbarre (Italia), che ha presentato la “Carta dei diritti dei bambini con genitori detenuti” e ha sottolineato la necessità di spazi di visita e di relazione con i genitori detenuti a misura di bambino, citando le molte azioni e best practice in corso nelle carceri italiane da parte dell’associzione.
Rodrigo J. Carcedo González, professore associato all’Università di Salamanca, che ha condiviso le sue ricerche sull’impatto sullo sviluppo e sul trauma emotivo.
Paula Akyol, direttrice di progetto presso Children of Prisoners Europe (Francia), che ha sostenuto la necessità di standard paneuropei e di raccolta dati.Il workshop ha evidenziato l’urgente necessità di un cambiamento sistemico. I figli di genitori detenuti spesso devono affrontare stigma, disagio emotivo e interruzione dell’istruzione. I relatori hanno sintetizzato come obiettivi primari:
Politiche carcerarie sensibili alle esigenze dei bambini, compresi diritti di visita flessibili.
Formazione per il personale penitenziario per riconoscere e sostenere le esigenze dei bambini.
Collaborazione intersettoriale tra giustizia, istruzione e servizi sociali.

Edoardo Fleischner, Carla Ciavarella, Rodrigo J. Carcedo González, Danijela Mrhar Prelič, Paula Akyol
In risposta ai risultati del workshop, il colonnello Renata Niziołek è tornata durante la sessione di chiusura per ribadire l’impegno della Polonia:
“Non possiamo permettere che le mura della prigione diventino barriere tra i bambini e i loro genitori. Le nostre strutture devono evolversi per soddisfare le esigenze emotive e di sviluppo dei bambini. Stiamo sperimentando sale di visita a misura di bambino e formando il personale per sostenere i legami familiari”.
Le sue osservazioni hanno ricevuto un forte sostegno da parte dei delegati, molti dei quali hanno ribadito la necessità di un approccio basato sui diritti per i bambini colpiti dalla detenzione.
Altri workshop e temi
Mentre il workshop 3 era incentrato sull’impatto sociale, le altre sessioni hanno affrontato le riforme strutturali e strategiche:
Il workshop 1 ha esplorato l’uso dei dati e degli strumenti di valutazione del rischio per creare informazione sulle politiche penali. Esperti provenienti da Svizzera, Regno Unito e Polonia hanno discusso di analisi predittiva e garanzie etiche.
Il Workshop 2 si è concentrato sull’assistenza informata sul trauma e sulla salute in carcere. Le presentazioni di Portogallo, Svizzera e Regno Unito hanno sottolineato l’importanza dello screening della salute mentale e della formazione del personale.
Il Workshop 4 ha affrontato la gestione delle crisi nei servizi penitenziari e di libertà vigilata, con casi di studio provenienti da Croazia, Ucraina e Regno Unito sulla preparazione alle emergenze e la resilienza.
Ogni workshop ha contribuito al tema più ampio della riduzione della dipendenza dalla detenzione e del miglioramento dei risultati per gli individui e le comunità.
Plenaria di chiusura: uno sguardo al futuro
La sessione finale, presieduta da Christopher Siegersma (Malta), ha visto un’interessante presentazione della dott.ssa Hope Kent (Università di Exeter) sulla neurodiversità nel sistema di giustizia penale. La dottoressa ha sostenuto la necessità di interventi personalizzati e pratiche inclusive e ha sottolineato che “Abbiamo anche imparato che, sebbene non possiamo impedire la carcerazione dei loro genitori possiamo lavorare con le famiglie per rafforzare i legami figlio-genitore durante la detenzione, che è un fattore protettivo chiave. Altrettanto importante è rendere meno traumatica l’esperienza delle visite in carcere. Vorrei ringraziare le organizzazioni che lavorano in diversi sistemi carcerari per raggiungere questo obiettivo, come Bambinisenzasbarre in Italia e COPE in Europa.”
Laura Negredo López, presidente del Consiglio per la cooperazione penologica (PC-CP), ha riassunto i workshop e proposto alcune direzioni future, tra cui: ampliare le sanzioni comunitarie; migliorare la cooperazione transfrontaliera; dare priorità alle popolazioni vulnerabili nella riforma penale.
La conferenza si è conclusa con le osservazioni finali del colonnello Renata Niziołek, che ha ribadito il ruolo di leadership della Polonia: “Questa conferenza ha dimostrato che il cambiamento non solo è necessario, ma è anche possibile. Lasciamo Cracovia con un rinnovato impegno verso una giustizia che guarisce, protegge e solleva”.
La 30a edizione della CDPPS a Cracovia ha segnato una svolta nel dibattito sulla politica penale europea. Con una forte enfasi sui diritti dei minori, sull’assistenza informata sul trauma e sulla riforma basata sui dati, l’evento ha messo in evidenza la volontà collettiva di umanizzare i sistemi giudiziari.