Sistema Spazio Giallo in rete 3: un girasole, una torta a sorpresa

Disegni da regalare al papà, accompagnamenti ai colloqui e un lavoro di rete che non si ferma quando un genitore viene trasferito: le operatrici di Bambinisenzasbarre restano accanto alle famiglie negli istituti lombardi.

Il progetto “Sistema Spazio Giallo in Rete 3” nasce in continuità con l’esperienza sviluppata da Bambinisenzasbarre nei contesti penitenziari lombardi, con l’obiettivo di portare al centro dell’intervento la relazione tra genitore detenuto e figli, riconoscendola come diritto fondamentale del bambino e responsabilità condivisa tra istituzioni e comunità.

Nessuno l’ha chiesto: con il caldo, l’estate è entrata da sola nei disegni dello Spazio Giallo, dove l’attesa del colloquio diventa tempo per esprimersi

Nello Spazio Giallo della Casa di Reclusione di Opera, in una mattina di fine estate, i bambini arrivano uno dopo l’altro insieme alle mamme e si siedono al tavolo dei disegni. Due fratellini di sei e otto anni preparano un foglio a quattro mani, pieno di cuori, con la dedica “ti vogliamo bene papà”. Lui resta concentrato sui colori, lei invece racconta all’operatrice psicologa di Bambinisenzasbarre la sua prima elementare e le fiabe che ama leggere, e osservando un fiore disegnato dall’operatrice spiega che il suo preferito è il girasole, «perché è bello e colorato». Poco più in là, G., sei anni, disegna una torta rosa a più piani con candeline, cuori e stelle: è il suo compleanno, e il papà non sa che oggi lei sarà al colloquio, perché con la mamma hanno preparato una sorpresa. Una bambina di cinque anni scrive più volte il suo nome sul foglio e chiede all’operatrice se si ricorda di lei: viene spesso, e ci tiene a essere riconosciuta. Accanto a lei il cugino, arrivato da poco dalla Francia e al suo primo ingresso in un carcere, parla ancora poco italiano, ma si fa capire benissimo con un disegno: due bambini che segnano un gol, con la bandiera italiana e quella francese.

Ombrellone, lettino e mare: la vacanza che non si può fare, immaginata nei laboratori genitore-figli

Non sempre l’attesa è serena. Un bambino di otto anni arriva molto agitato e oppositivo anche con la madre; l’operatrice lo invita a disegnare, si interessa a quello che sta facendo, valorizza le sue capacità. Nasce un grande toro nero che non farà in tempo a finire prima del colloquio, ma la mamma chiede di poter portare con sé qualche pastello: disegnare, spiega, è il modo in cui il figlio riesce a calmarsi. Anche a Bollate, A., tre anni, prende un libro e chiede all’operatrice di leggerlo insieme, poi le chiede di aiutarla a disegnare la sua famiglia, lei, la sorellina, la mamma e il papà, da regalare a lui durante il colloquio. E a San Vittore, all’uscita da un laboratorio, un bambino di tre anni saluta il padre gridando a voce alta: «Papà, ti amo!».

Negli Accompagnamenti, le operatrici restano accanto al bambino in tutto il percorso, prima, durante e dopo il colloquio. Nella Casa Circondariale di Varese, E., tre anni e mezzo, riconosce subito lo Spazio Giallo di Bambinisenzasbarre come un luogo familiare: presenta all’operatrice la sua bambola e chiede il libro delle principesse che l’ultima volta aveva portato dal papà, segno di quanto ricordi ogni dettaglio di quei momenti. Nell’attesa “balla” con gli agenti, che le regalano un peluche. Una volta nell’area verde, però, il papà tarda mezz’ora e la bambina, stanca, dice di voler tornare a casa; quando finalmente arriva, gli corre incontro e lo abbraccia. Insieme vanno sullo scivolo, leggono la storia delle principesse e, come la volta precedente, raccolgono i frutti dall’albero, con lui che la solleva per farle arrivare ai rami. Al momento dei saluti, il papà le ripete quanto le vuole bene, ed E. lo guarda negli occhi: «Papà, sei sempre nel mio cuore». Visto come la bambina è ormai a suo agio, con il papà e con la mamma si è deciso che il prossimo incontro potrà durare due ore.

Un elicottero tra le nuvole: anche quando il papà viene trasferito, il lavoro di rete tiene vivo il legame

Dietro ogni incontro c’è anche un lavoro meno visibile, fatto di telefonate, verifiche e raccordi. Quando un padre viene trasferito da un istituto all’altro, sono spesso le operatrici del progetto a fare in modo che il legame non si interrompa. Al Telefono Giallo una mamma chiede come accedere ai colloqui a Bollate, dove il padre dei suoi figli è appena arrivato da Como: l’operatrice ne parla direttamente con l’ispettrice dei colloqui, chiarisce quali documenti servono per i bambini e le conferma che potrà entrare come madre dei minori, senza ulteriori autorizzazioni. Un’altra mamma, il cui marito è stato trasferito da Opera a Bollate, scopre che qui il figlio potrà partecipare al laboratorio e, nella stessa giornata, fare anche il colloquio con il papà: l’operatrice la aiuta a scegliere l’orario giusto per tenere insieme le due cose. Sempre a Bollate, un padre che dal giorno dell’arresto non riesce a vedere i due figli più grandi si è rivolto all’associazione perché non sapeva come ritrovare un contatto con loro; insieme agli educatori dell’istituto si segue ora il percorso, in raccordo con i servizi sociali che dovranno organizzare gli incontri protetti stabiliti dal tribunale.

Negli accompagnamenti ai colloqui, le operatrici di Bambinisenzasbarre aiutano i bambini a portare al genitore detenuto anche i sogni dell’estate, quando la vacanza insieme non è possibile

Nella Casa Circondariale di Varese, con il partner Cooperativa Lotta contro l’emarginazione, le operatrici incontrano i padri segnalati dall’area educativa per presentare il progetto. Molti di loro non vedono e non sentono i figli da tempo, spesso seguiti dalla Tutela Minori, e per ciascuno il primo passo è ricostruire la situazione familiare e capire quali strade siano possibili. A Brescia, nella Casa Circondariale di Canton Mombello, entra nello Spazio Giallo un ragazzo di dodici anni il cui padre partecipa al gruppo sulla genitorialità: anche intorno a lui si sta costruendo una piccola rete di sostegno.

Sono storie diverse, raccolte in istituti diversi, ma raccontano la stessa cosa: che un disegno, un libro letto insieme o una telefonata al momento giusto possono fare la differenza per un bambino che entra in carcere a incontrare il proprio genitore. È questo il lavoro quotidiano delle operatrici di Bambinisenzasbarre e dei partner nel progetto “Sistema Spazio Giallo in rete 3”.

L’intervento Sistema Spazio Giallo In Rete 3 è realizzato nell’ambito delle iniziative promosse nel quadro della Politica di Coesione 2021-2027 ed in particolare del Programma Regionale cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus. Per maggiori informazioni www.fse.regione.lombardia.it

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