Continua a Firenze il “Sistema Genitori Figli Senza Sbarre”

Il Sistema Genitori Figli Senza Sbarre è un progetto di Bambinisenzasbarre attivo dal 2016, nato per tutelare i diritti dei bambini e dei ragazzi con un genitore detenuto e sostenere la genitorialità durante la detenzione.

Il progetto continua nel 2026 – fino al prossimo aprile 2027 – presso la Casa circondariale Mario Gozzini di Firenze, dove Bambinisenzasbarre accompagna i genitori detenuti nella gestione della relazione con i figli e sostiene le famiglie nell’affrontare le difficoltà legate alla separazione provocata dalla detenzione.

Sostenere la relazione tra genitori e figli. La detenzione di un genitore coinvolge l’intero nucleo familiare e può avere un forte impatto sulla vita dei bambini. Mantenere il legame affettivo con il genitore detenuto è invece un diritto fondamentale dei minori e rappresenta un elemento importante per il loro benessere e per il futuro reinserimento del genitore nella società.

Attraverso colloqui individuali, colloqui riservati tra genitori e figli e gruppi di parola sulla genitorialità, il progetto offre uno spazio di ascolto, confronto e sostegno. Il lavoro delle operatrici di Bambinisenzasbarre aiuta i genitori detenuti ad affrontare temi come la comunicazione della propria condizione di detenuto ai figli, la gestione delle difficoltà familiari, che a volte insorgono dopo l’arresto, e la possibilità di continuare a esercitare il proprio ruolo genitoriale anche durante la detenzione.

Sono organizzati, ad esempio, i cosiddetti colloqui individuali, condotti dalle operatrici professionali di Bambinisenzasbarre, che offrono un sostegno alla genitorialità in carcere attraverso incontri settimanali dedicati ai genitori detenuti che ne fanno richiesta o che vengono segnalati dall’équipe educativa dell’istituto. In questi appuntamenti le operatrici accompagnano i genitori nel superare insieme le difficoltà legate al proprio ruolo: dal modo in cui raccontare ai figli il perché della propria detenzione, alla gestione dei conflitti con l’altro genitore, fino alla mediazione familiare e al sostegno nei rapporti con i servizi sociali. A questo lavoro si affianca l’organizzazione di momenti dedicati ai bambini e alle famiglie, come feste a tema, molto gradite, e la valorizzazione degli spazi di incontro genitori-figli con un lavoro di rete per la presa in carico delle situazioni più complesse.

Papà e figli disegnato disegnano insieme durante il Colloquio riservato

Un’altra azione prevista, nel carcere Gozzini di Firenze, è il colloquio riservato tra genitore e figlio, pensati perché la relazione possa esprimersi senza la presenza di altri parenti adulti, solitamente presenti nei colloqui ordinari in carcere. Si tratta di una modalità efficace, ideata e curata da Bambinisenzasbarre, per sostenere il legame genitoriale e rispondere al bisogno dei minori di costruire un rapporto diretto ed esclusivo anche con il genitore da cui sono separati. Questo intervento riflette un cambiamento culturale che va oltre il generico diritto di visita, per affermare il diritto alla qualità della visita, e agisce sulla responsabilizzazione di entrambi i genitori.

Il progetto propone inoltre gruppi di parola con i genitori detenuti, condotti da una professionista di Bambinisenzasbarre, incontri con cadenza settimanale. In questo spazio, preparato dalle operatrici con un lavoro individuale preliminare, i padri detenuti possono confrontarsi tra loro sul tema della genitorialità, condividendo esperienze e difficoltà legate alla condizione detentiva. L’avvio del percorso è infatti preceduto da colloqui individuali volti a verificare una motivazione autentica a partecipare, non legata a eventuali benefici. Nel gruppo si affrontano temi come la verità da raccontare ai figli, la responsabilità, la colpa e le aspettative, favorendo la responsabilizzazione dei partecipanti e il rafforzamento del ruolo di padre.

Accanto a questi, si svolgono i gruppi di parola rivolti alle madri e agli altri genitori in libertà, con cadenza mensile e incontri della durata di circa due ore, ai quali può seguire un’eventuale presa in carico da parte dell’operatrice. In questo spazio, che prevede un adeguato allestimento da parte dall’associazione, si svolgono gli incontri individuali preliminari, dove le partecipanti affrontano il tema della genitorialità in assenza del coniuge detenuto, confrontandosi con altre donne che vivono la stessa condizione e condividendo esperienze, fatiche quotidiane e strategie di gestione familiare. I colloqui che precedono l’avvio del gruppo permettono alle operatrici di raccogliere informazioni di contesto e di orientare il percorso, con particolare attenzione al carico genitoriale in solitaria e allo stress legato alla detenzione del partner.

Il progetto mette infine a disposizione delle famiglie il servizio di helpline Telefono Giallo, un punto di ascolto telefonico gestito dalle operatrici di Bambinisenzasbarre e pensato per accogliere le richieste di informazione, orientamento e supporto da parte dei familiari dei detenuti, in particolare dei genitori in libertà con figli minori. Attraverso questo servizio è possibile ricevere un primo ascolto qualificato, indicazioni pratiche sulle procedure da seguire fuori e dentro il carcere e un accompagnamento verso i servizi più adatti alle esigenze della famiglia. Il Telefono Giallo rappresenta così un ulteriore strumento di vicinanza e attenzione, capace di intercettare in anticipo bisogni, difficoltà e di favorire l’accesso alle attività del progetto svolte in carcere, anche a chi non è ancora entrato in contatto diretto con gli operatori del Gozzini.

Il Colloquio riservato tra genitore detenuto-figli permette una relazione senza la presenza di altri parenti adulti

Il carcere e il territorio in dialogo. Una componente importante del progetto è il lavoro di rete con i Servizi sociali, gli operatori penitenziari, le realtà del Terzo Settore e le istituzioni del territorio. La collaborazione tra soggetti diversi permette di costruire risposte più efficaci ai bisogni delle famiglie e di favorire una maggiore continuità tra il carcere e la comunità.

Il progetto è inoltre parte dell’impegno di Bambinisenzasbarre per la promozione e l’attuazione della “Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti”, attraverso attività di sensibilizzazione, confronto e collaborazione con le istituzioni e le realtà che operano sul territorio toscano.

Un sostegno che guarda al futuro. Il Sistema Genitori Figli Senza Sbarre considera la relazione familiare non come un aspetto secondario della detenzione, ma come una dimensione fondamentale dei diritti dei bambini e del percorso di reinserimento del genitore. Sostenere la relazione tra figli e genitori detenuti significa infatti contrastare l’isolamento e il disagio, prevenire forme di marginalità e contribuire a costruire condizioni più favorevoli per il ritorno del genitore nella comunità.

Il progetto prosegue così il lavoro di Bambinisenzasbarre per fare in modo che il carcere non interrompa il legame tra un genitore e i propri figli..

Il progetto “Sistema Genitori Figli Senza Sbarre ” è realizzato grazie anche al sostegno di Fondazione CR Firenze.

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