Dal 1° febbraio 2025 al 31 gennaio 2026 Bambinisenzasbarre realizza nella Casa circondariale Mario Gozzini di Firenze un progetto dedicato alla tutela dei figli di genitori detenuti e al sostegno della genitorialità durante la detenzione.
L’intervento è nato dalla pluriennale consapevolezza che l’esperienza del carcere coinvolge l’intera famiglia. Per un bambino, la detenzione di un genitore può significare una distanza difficile da comprendere, da gestire e quindi da vivere, con il rischio concreto che il suo rapporto col genitore, fondamentale per la sua crescita, venga progressivamente indebolito o addirittura cancellato. Sostenere quella relazione significa quindi proteggere un diritto del bambino, ma anche accompagnare il genitore detenuto a mantenere il proprio ruolo.
Nel corso del progetto è emersa una richiesta crescente di sostegno. Per questo sono state aumentate le ore dedicate alle attività rispetto all’edizione precedente, permettendo di raggiungere un numero maggiore di persone.
Uno spazio per affrontare le difficoltà . Una parte importante del lavoro si è svolta attraverso i colloqui individuali con i genitori detenuti. Gli incontri hanno permesso di affrontare le difficoltà concrete che la detenzione porta nella relazione con i figli: come raccontare la propria situazione (il genitore in carcere), come rispondere alle domande dei bambini (“papà , mamma è in prigione?”), come gestire i rapporti con l’altro genitore e come il genitore detenuto può continuare ad essere presente nella vita dei figli nonostante la distanza. Il sostegno ha riguardato anche le situazioni familiari più complesse, attraverso il confronto con i servizi e con le altre figure che seguono la famiglia.
Accanto ai colloqui individuali, il progetto ha previsto momenti specificamente creati e dedicati alla relazione tra genitore e figlio. Tra questi, il cosiddetto colloquio riservato, pensato per offrire al genitore detenuto e al minore un tempo di incontro senza la presenza degli altri adulti della famiglia. Un’esperienza che permette di prestare particolare attenzione alla qualità della relazione durante quella visita.
Il progetto ha inoltre proposto gruppi di parola sulla genitorialità , nei quali i padri detenuti hanno potuto confrontarsi sulla propria esperienza di distanza e separazione, anche lunga, dalla famiglia.

La partecipazione è stata preceduta da colloqui individuali, utili a comprendere le proprie motivazioni a voler responsabilizzarsi al ruolo di genitore, e a creare le condizioni per un percorso condiviso coi figli. Nel gruppo hanno trovato spazio temi come la responsabilità , il senso di colpa, le aspettative nei confronti dei figli e la difficoltà di trovare le parole per raccontare loro la propria condizione di detenzione. Il confronto con altri genitori nella stessa situazione ha permesso di uscire dall’isolamento e di interrogarsi sulle diverse possibilità di esercitare la propria genitorialità anche durante la detenzione.
Un sostegno che arriva anche fuori dal carcere. Il progetto ha affiancato al lavoro svolto al Gozzini il Telefono Giallo, la helpline di Bambinisenzasbarre dedicata all’ascolto e all’orientamento delle famiglie e degli operatori. Il servizio ha rappresentato un punto di riferimento per chi aveva bisogno di informazioni sulle visite e sulle procedure carcerarie, per chi cercava un aiuto nel rapporto con il genitore detenuto o per le famiglie che dovevano affrontare situazioni di conflitto e difficoltà . Quando necessario, il servizio ha orientato verso le risorse e i servizi presenti sul territorio.
Un lavoro che mette in relazione carcere e territorio. Per accompagnare le famiglie in modo efficace è necessario che il carcere non lavori isolatamente. Durante il progetto Bambinisenzasbarre ha quindi rafforzato il confronto con gli operatori dell’istituto e con diverse realtà del territorio, tra cui la scuola interna, le psicologhe del carcere, i servizi sociali, le istituzioni e le organizzazioni del Terzo Settore. Questo lavoro di rete ha permesso di condividere informazioni e competenze e di costruire risposte più coordinate intorno alle situazioni familiari.

È proseguita inoltre l’attività di promozione della “Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti“, perché il riconoscimento dei diritti dei bambini passi anche attraverso pratiche concrete e una maggiore attenzione da parte delle istituzioni e della comunità .
Proteggere una relazione che continua. Il progetto realizzato al Gozzini nel 2025-2026 ha messo insieme interventi diversi, dentro e fuori dal carcere, con un obiettivo comune: sostenere le famiglie e fare in modo che la detenzione non determini automaticamente l’interruzione del rapporto tra un genitore e i propri figli.
È un lavoro che richiede ascolto, accompagnamento e collaborazione tra più soggetti. Ma soprattutto richiede di guardare alla detenzione anche dal punto di vista dei bambini, riconoscendo che il loro bisogno di mantenere una relazione con il proprio genitore continua anche quando quella relazione deve attraversare le porte di un carcere.
Il progetto presso la Casa circondariale Mario Gozzini di Firenze è stato realizzato anche grazie al sostegno di Fondazione CR Firenze.
